La pronuncia tedesca, spiegata con le canzoni
9 brevi lezioni su come suona davvero la lingua tedesca: i suoni che l'orecchio di chi impara non coglie, e perché. Ognuna elenca le canzoni in cui lo senti.
Le due ch del tedesco: ich e ach
Il tedesco scrive ch per due suoni diversi, e decide la vocale che sta subito prima.
Dopo a, o, u e au esce quello raschiato, fatto in fondo alla gola: ach, Nacht, Buch, auch. È la j spagnola di «jamón», e in italiano non c’è niente di simile.
Dopo i, e, ä, ö, ü, ei, eu e dopo l, n, r esce un soffio leggero fatto davanti, con la lingua quasi nella posizione di «chiesa» ma senza chiudere: ich, mich, Licht, echt, durch, Mädchen.
Attenzione al riflesso italiano: da noi ch vale k (che, chi), e così ich viene letto «ik». È l’errore più riconoscibile di tutti.
Due note: quando la s appartiene alla radice, chs si legge ks — sechs, Fuchs, wachsen; e la terminazione -ig prende il suono dolce, così König suona «Könich» e wenig «wenich».
Lo senti in: Mensch (Herbert Grönemeyer) · Vielleicht Vielleicht (MilleniumKid x JBS)
La R nella gola, e la R che diventa vocale
La R tedesca non si fa con la punta della lingua. È un raschio leggero in fondo alla gola, nello stesso punto della R francese, e cantando quasi sparisce: Regen, rot, braun, Freund.
La erre vibrata di «Roma» è il tratto che tradisce subito un italiano che parla tedesco.
La parte davvero nuova è la fine di parola. La terminazione -er non è una consonante: diventa una vocale scura, tra a ed e. Vater suona «fata», aber «aba», wieder «vida».
Lo stesso dopo vocale lunga: Uhr, mir, Tür e Jahr non finiscono con nessuna consonante.
Da tenere d’occhio la coppia bitte / bitter: tutte e due finiscono in vocale atona, ma quella di bitte è una e spenta e quella di bitter è più aperta e più grave — ed è tutto ciò che distingue «per favore» da «amaro».
Lo senti in: Durch den Monsun (Tokio Hotel) · Straße (Cave x Amo x Soufian)
sp- e st- a inizio parola suonano «shp» e «sht»
A inizio di parola, sp- e st- tedeschi non si leggono «sp» e «st» ma «shp» e «sht», con il suono di «scena».
Stadt suona «shtat», Straße «shtrasse», spielen «shpílen»; Stern, Sport e sprechen cominciano allo stesso modo.
Dentro la parola la s torna normale: Wespe, Fenster, Kiste, beste, meistens.
Il suono ce l’hai già in «sciare» e «pesce»; il problema è che l’italiano dice stella, spesso e studio con la s pulita, e quindi il riflesso è sbagliato proprio dove il tedesco cambia.
La regola guarda la RADICE, non la parola: un prefisso non la spegne (verstehen, aufstehen, bestellen) e in una parola composta il suono ricompare a metà — Hauptstadt, Frühstück, Bahnsteig, Gaststätte.
Lo senti in: Atemlos durch die Nacht (Helene Fischer)
z, s, ß e ss: tre valori fissi
Tre lettere, tre valori fissi — e per un italiano due sono quasi regalati.
La z è sempre «ts», come in «pizza» e «grazie»: Zeit, zehn, zwei, tanzen, Herz. TZ è lo stesso suono: Katze, sitzen, jetzt. Unica differenza: in tedesco non esiste la z sonora di «zona», è sempre sorda.
La s davanti a vocale è sonora, come nella rosa e nella casa del nord: Sonne, sagen, sieben, lesen, Rose.
ß e ss sono la s sorda di «sasso»: Straße, heißen, weiß, müssen, wissen. Anche la s finale: Haus, das, was.
La ß non raddoppia niente: non è una s lunga all’italiana, è solo il segnale che la s è sorda — e la coppia reisen / reißen, «viaggiare» e «strappare», mostra quanto costa sbagliarla.
Lo senti in: Inundauswendig (The Chainsmokers x makko) · Komet (Udo Lindenberg x Apache 207)
La ü e la ö: il trucco delle labbra
La ü e la ö sono suoni interi, non una u e una o decorate, e in italiano non esiste né l’una né l’altra. Vanno costruite da zero.
Per la ü: di’ la i di «vino» e poi, senza muovere di un millimetro la lingua, arrotonda le labbra come per fischiare. La lingua fa la vocale, le labbra fanno la dieresi: über, für, Tür, müde, Glück.
Per la ö: di’ una e e arrotonda le labbra come per dire o: schön, hören, können, zwölf.
La ä è la facile: è semplicemente una e, lunga o breve — spät, Mädchen, Bär.
E non è un ornamento. Mutter è «madre» e Mütter è «madri»; schon è «già» e schön è «bello»; konnte è «potei» e könnte è «potrei». Togliere i due puntini non cambia l’accento: cambia la grammatica.
Lo senti in: Wir sind groß (Mark Forster)
Vocali lunghe e brevi, e le tre spie della grafia
In tedesco la durata della vocale cambia la parola, e l’ortografia ti dice quale hai davanti.
Tre spie indicano una vocale LUNGA: una h muta dopo la vocale (Bahn, ihn, wohnen, mehr, Uhr), la vocale raddoppiata (Saal, Meer, Boot) e il gruppo ie, che è semplicemente una i lunga (Liebe, sieben, wieder). Anche una sola consonante dopo di solito significa lunga: Vater, Name, Tag.
Una sola spia indica una vocale BREVE: la consonante doppia. Mutter, kommen, Bett, Stimme, offen.
Qui sta la differenza che conta per un italiano: le doppie tedesche non si tengono lunghe come in «nonno» o «fatto». La consonante si pronuncia una volta sola; quella lettera ripetuta è un’istruzione sulla VOCALE che la precede, non su sé stessa.
Ascolta le coppie: Stadt e Staat, Ofen e offen, ihn e in, bieten e bitten — e ricorda che la h di allungamento non si sente mai: in gehen e sehen non c’è nessuna aspirazione.
Lo senti in: War nie weg (Ufo361 feat. Souly & Blumengarten) · Wir sind groß (Mark Forster)
Leggere ei, ie ed eu
Tre gruppi di lettere che valgono un suono solo — e l’italiano, che legge ogni vocale separatamente, li sbaglia tutti e tre.
EI si dice «ai»: mein, Zeit, Wein, weiß, heißen. AI fa lo stesso: Mai, Kaiser.
IE non è un dittongo: è una i LUNGA, senza nessuna e. Liebe si dice «liibe», non «li-e-be»; lo stesso vale per sieben, wieder, die, nie. Niente a che vedere con lo ie di «chiesa».
EU si dice «oi»: heute è «hóite», Freund è «froind», e così neu e Deutschland. ÄU è identico: Häuser, träumen, Bäume.
Allenati sulla coppia Wein e Wien, oppure Beine e Biene: le stesse due lettere scambiate di posto, e significano «vino» e «Vienna», «gambe» e «ape».
Lo senti in: Atemlos durch die Nacht (Helene Fischer) · Von hier an blind (Wir sind Helden)
d, b e g si induriscono a fine parola
A fine di parola il tedesco perde la sonorità: la d diventa t, la b diventa p, la g diventa k.
Hand suona «hant», Kind «kint», halb «halp», gelb «ghelp», Tag «tak», Berg «berk».
La grafia non cambia, perché il suono dolce torna appena arriva una desinenza: Hand ma Hände, Tag ma Tage, halb ma halbe. È la prova per sapere quale lettera scrivere.
Per un italiano la difficoltà non è tanto la sordità quanto il finale stesso: le parole italiane finiscono quasi sempre in vocale, e la tentazione è di aggiungerne una. Hand non è «hande», Tag non è «taghe» — la consonante chiude di netto e lì finisce tutto.
Il prezzo è che alcune parole si confondono: Rat, «consiglio», e Rad, «ruota», suonano identiche, come Bund e bunt o seit e seid. Decide solo la frase — ed è per questo che una canzone può farle rimare senza barare.
Lo senti in: An meiner Seite (Helene Fischer) · Leuchtturm (Nena)
Il colpo di glottide prima di vocale
Il tedesco attacca una parola che comincia per vocale chiudendo la gola per un istante e poi lasciandola andare: un colpetto secco prima del suono.
Si sente soprattutto quando due vocali si incontrano tra due parole: ein Ei non è «ei-nei», è ein | Ei, con un taglio netto. Lo stesso in am Abend, beim Essen, in Ordnung.
Compare anche dentro la parola, davanti a una radice che comincia per vocale: be|obachten, ver|einen, Spiegel|ei, The|ater.
L’italiano fa l’opposto: lega tutto, e «un amico» esce «u-na-mìco». Se porti quell’abitudine in tedesco, le parole si sciolgono una nell’altra e smettono di essere riconoscibili.
È il motivo principale per cui il tedesco parlato suona a scatti accanto all’italiano. Ed è anche il motivo per cui il tedesco cantato scorre molto di più: la nota lunga ammorbidisce il colpo e il cantante lascia correre la frase.
Lo senti in: Auf uns (Andreas Bourani) · Gut Genug (KITSCHKRIEG feat. Blumengarten & Shirin David)
Esercitati con le canzoni
Nell'app ogni lezione ha esercizi, frasi di esempio e tabelle di coniugazione create dalle canzoni che studi.