La grammatica italiana, spiegata con le canzoni
14 brevi lezioni sulla grammatica italiana su cui si reggono le canzoni vere. Ognuna spiega il punto con parole semplici ed elenca le canzoni di Verbomatico in cui lo senti.
Essere o avere: scegliere l’ausiliare
Per il passato prossimo l’italiano sceglie fra due ausiliari.
AVERE con i verbi che reggono un complemento oggetto: ho mangiato la pizza, ho visto Maria.
ESSERE con i verbi di movimento e di cambiamento di stato — andare, venire, tornare, uscire, restare, nascere, morire — e con tutti i riflessivi: sono andato, mi sono fermato.
È la scelta che gli stranieri sbagliano più spesso.
Lo senti in: Ancora qui (Elisa) · Era già tutto previsto (Riccardo Cocciante) · Fuorionda (Jovanotti) · Volare (Nel blu dipinto di blu) (Domenico Modugno)
Quando il participio concorda
Con ESSERE il participio concorda con il soggetto, come un aggettivo: Marco è andato, Maria è andata, i ragazzi sono andati, le ragazze sono andate.
Con AVERE resta invariabile: Maria ha mangiato, i ragazzi hanno mangiato.
Per questo nelle tabelle si legge sono andato/a e siamo andati/e.
Lo senti in: Agitare coca cola (Tommaso Paradiso) · Amor (Achille Lauro) · Ancora (Eduardo De Crescenzo) · Ancora qui (Elisa) · Balorda nostalgia (Olly & Juli) · Canto d’amore (Angelina Mango & Marco Mengoni) · Forse (Tommaso Paradiso) · Il centro del mondo (Ligabue) · La Costiera Amalfitana (Fabio Rovazzi feat. Arisa, Nino D'Angelo) · Volare (Nel blu dipinto di blu) (Domenico Modugno)
Come si vieta in italiano
L’ordine affermativo è parla!, mangia!, senti!. Ma per vietare qualcosa al TU l’italiano usa l’INFINITO:
parla! → non parlare! · mangia! → non mangiare! · va’! → non andare!
Con il Lei e con il voi non succede nulla di strano: non parli, non parlate.
Lo senti in: Non ti scordar mai di me (Giusy Ferreri)
Il, lo o la: l’articolo segue il suono
L’articolo non dipende solo dal genere ma dal SUONO che viene dopo.
Maschile: il davanti a consonante normale (il ragazzo); lo davanti a s+consonante, z, gn, ps (lo studente, lo zio); l’ davanti a vocale (l’amico).
Al plurale: i ragazzi, ma gli studenti e gli amici.
Il femminile è più semplice: la casa, l’amica, le case.
Lo senti in: Acquario (Ultimo) · Agitare coca cola (Tommaso Paradiso) · Amor (Achille Lauro) · Ancora (Eduardo De Crescenzo) · Berlino (Ernia) · Canto d’amore (Angelina Mango & Marco Mengoni) · Il centro del mondo (Ligabue) · Sorry Scusa Lo Siento (Pinguini Tattici Nucleari) · Tucamacarena (Baby K) · Una canzone d'amore (883)
Nome e aggettivo si muovono insieme
L’aggettivo copia il genere e il numero del nome: un ragazzo alto, una ragazza alta, i ragazzi alti, le ragazze alte.
La maggior parte dei nomi finisce in -o (maschile, plurale -i) o in -a (femminile, plurale -e); un terzo gruppo finisce in -e e fa il plurale in -i: il fiore → i fiori, la notte → le notti.
Lo senti in: A fari spenti (Elodie) · Ancora (Eduardo De Crescenzo) · Canto d’amore (Angelina Mango & Marco Mengoni) · Felicità (Al Bano & Romina Power) · Il centro del mondo (Ligabue) · Italodisco (The Kolors) · La Costiera Amalfitana (Fabio Rovazzi feat. Arisa, Nino D'Angelo) · Sorry Scusa Lo Siento (Pinguini Tattici Nucleari) · Una canzone d'amore (883) · Volare (Nel blu dipinto di blu) (Domenico Modugno)
Il condizionale: quello che faresti
Il condizionale dice quello che succederebbe, non quello che succede. Si costruisce sullo stesso tema del futuro e cambia la desinenza: -ei, -esti, -ebbe, -emmo, -este, -ebbero.
Serve a tre cose: l'ipotesi, la cortesia —vorrei è molto più morbido di voglio— e la notizia non confermata.
Con «se» più il congiuntivo imperfetto forma il periodo ipotetico intero: se avessi tempo, verrei.
Lo senti in: Acquario (Ultimo) · Alibi (Tananai) · Amor (Achille Lauro) · Balorda nostalgia (Olly & Juli) · Era già tutto previsto (Riccardo Cocciante) · Fuorionda (Jovanotti) · Italodisco (The Kolors) · Non ti scordar mai di me (Giusy Ferreri) · Tucamacarena (Baby K) · Una canzone d'amore (883)
Il congiuntivo: quando l'italiano non afferma
L'indicativo afferma; il congiuntivo lascia la frase nel dubbio, nel desiderio o nell'emozione. Quasi sempre viene dopo «che».
Lo chiedono verbi come penso, credo, spero, voglio, e gli impersonali del tipo bisogna che, è meglio che.
Al presente le tre persone del singolare sono identiche, quindi il pronome non si può togliere: che io parli, che tu parli, che lui parli.
L'imperfetto —fossi, avessi— è quello che accompagna il condizionale nel periodo ipotetico.
Lo senti in: Acquario (Ultimo) · Alibi (Tananai) · Amor (Achille Lauro) · Ancora qui (Elisa) · Berlino (Ernia) · Flamenco paranoia (Samurai Jay, Vito Salamanca) · Fuorionda (Jovanotti) · Le donne lo sanno (Ligabue) · Non ti scordar mai di me (Giusy Ferreri) · Sorry Scusa Lo Siento (Pinguini Tattici Nucleari)
L'imperfetto: quello che succedeva, non quello che è successo
Il passato prossimo racconta un fatto concluso; l'imperfetto descrive quello che durava, quello che si ripeteva o lo sfondo su cui accade il resto.
Le desinenze sono uguali nelle tre coniugazioni tranne la vocale: -avo, -evo, -ivo.
Era e aveva sono i due più frequenti e quasi mai si sostituiscono con un passato prossimo: descrivono uno stato, non un evento.
In una canzone è spesso la voce del ricordo: quello che c'era, quello che si faceva sempre.
Lo senti in: A fari spenti (Elodie) · Acquario (Ultimo) · Alibi (Tananai) · Ancora qui (Elisa) · Canto d’amore (Angelina Mango & Marco Mengoni) · Fuorionda (Jovanotti) · Le donne lo sanno (Ligabue) · Non ti scordar mai di me (Giusy Ferreri) · Sorry Scusa Lo Siento (Pinguini Tattici Nucleari) · Summer Funk (Francesco Gabbani)
Dovere, potere, volere: i tre che comandano sull'infinito
Questi tre si coniugano loro e lasciano il secondo verbo all'infinito: devo andare, posso dire, voglio ballare.
Sono irregolari al presente e vanno imparati a memoria; potere è il più strano di tutti: posso, puoi, può.
Nei tempi composti l'ausiliare lo decide il verbo che sta DIETRO, non il modale: sono dovuto andare, ma ho dovuto dire.
E al condizionale addolciscono: vorrei, potrei e dovrei sono il modo gentile di chiedere, di offrire e di consigliare.
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Ci e ne: due particelle che sostituiscono tutto
Due paroline che evitano di ripetere quello che si è già detto, ed è per questo che escono di continuo.
CI sostituisce un luogo o «a + qualcosa»: ci vado, ci penso. È anche il ci di c'è e ci sono.
NE sostituisce «di + qualcosa» e le quantità: ne parlo, ne voglio due.
Stanno davanti al verbo coniugato e si attaccano in fondo all'infinito e all'imperativo: andarci, parlane.
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Piacere e i verbi che vanno al contrario
In italiano non si dice «io piaccio la musica»: è la musica che piace, e tu sei quello a cui piace. Mi piace la musica.
Il verbo concorda con QUELLO che piace, non con la persona: mi piace la canzone, ma mi piacciono le canzoni.
Funzionano allo stesso modo mancare —mi manchi—, bastare, servire e sembrare.
Al passato vogliono essere, quindi anche il participio concorda: mi è piaciuta.
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La doppia negazione è quella giusta
In italiano le due negazioni non si annullano: si sommano. Non ho visto niente è corretto, e «ho visto niente» non si dice.
Lo schema è non + verbo + la seconda parola: non... mai, non... niente, non... nessuno, non... più, non... ancora.
Se la parola negativa sta DAVANTI al verbo, il non sparisce: nessuno lo sa.
Attenzione a non... che, che non è una negazione: vuol dire «soltanto».
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I verbi riflessivi: l'azione torna al soggetto
L'infinito porta -si attaccato —lavarsi, chiamarsi, sentirsi— e quando si coniuga quel -si diventa il pronome giusto e passa davanti: mi lavo, ti chiami, si sente.
Molti non sono riflessivi nelle altre lingue: arrabbiarsi, innamorarsi, ricordarsi.
Nei tempi composti vogliono SEMPRE essere, e il participio concorda: mi sono svegliato, mi sono svegliata.
Con un modale ci sono due posti ugualmente corretti: mi voglio lavare oppure voglio lavarmi.
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Il futuro, e quando non serve
Si forma sull'infinito senza l'ultima vocale, e le desinenze valgono per tutti e tre i gruppi: -ò, -ai, -à, -emo, -ete, -anno.
I verbi in -are cambiano quella a in una e: parlare dà parlerò.
Gli irregolari sono pochi e tornano spessissimo: essere, avere, fare, andare, venire, volere.
Un avviso: per quello che sta per succedere l'italiano usa moltissimo il presente. E il futuro serve anche a supporre —sarà stanco—, non solo a parlare di domani.
Lo senti in: Acquario (Ultimo) · Ancora qui (Elisa) · Berlino (Ernia) · Canto d’amore (Angelina Mango & Marco Mengoni) · Flamenco paranoia (Samurai Jay, Vito Salamanca) · Sorry Scusa Lo Siento (Pinguini Tattici Nucleari) · Summer Funk (Francesco Gabbani) · Tucamacarena (Baby K) · Zitti e buoni (Måneskin)
Esercitati con le canzoni
Nell'app ogni lezione ha esercizi, frasi di esempio e tabelle di coniugazione create dalle canzoni che studi.